L’archeologo di Palmira

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La “Sposa del deserto”, come è spesso chiamata la città di Palmira è sempre stata una fonte interminabile di dati storici e patrimonio artistico per la nazione siriana. Accertata con il nome di Tadmor fin dal II millennio prima di Cristo, fiorisce come città carovaniera durante il regno ellenistico dei seleucidi. Entra a far parte dell’impero romano ufficialmente solo con il regno di Tiberio, nel 19 d.C. Tra il II e il III secolo dopo Cristo la città vive in prima persona la ribellione di Odenato, auto proclamatosi Re dei Re, e in seguito di sua moglie Zenobia che da coraggiosa regina finì trascinata in catene a Roma. Con il dominio bizantino la città perde notevolmente d’importanza e vengono costruite alcune chiese ma è sotto il dominio arabo cominciato nel 634 d.C. che la città comincia ad andare progressivamente in rovina.

È quindi più che comprensibile l’interesse storico ed artistico che ha sempre contraddistinto le ricerche in questa città così antica, ma è solo dopo la fine del mandato francese in Siria che gli scavi vengono effettivamente iniziati.

Assassinato dall’Isis

Nel 1963 Khaled al-Asaad viene nominato direttore del museo e del sito archeologico della città di Palmira, carica che mantiene per oltre quarant’anni fino al momento della pensione. Autore di numerosi articoli su riviste storiche e di archeologia, ha scritto oltre venti libri su Palmira e la via della Seta. Ha inoltre contribuito alla traduzione di diversi testi dall’aramaico ed è soprattutto grazie al suo lavoro che nel 1980 Palmira è dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

L’importante lavoro di scavo si interrompe a causa della guerra civile siriana e nel maggio del 2015 l’Isis occupa la città di Palmira ed il suo sito archeologico. al-Asaad viene rapito a Luglio dai miliziani jihadisti che lo tengono prigioniero per circa un mese di atroci torture. L’archeologo è infatti accusato dallo stato islamico di aver nascosto gran parte delle statue e delle opere d’arte del sito in un posto sicuro poco prima dell’arrivo dei miliziani.

Ormai vecchio e stanco, all’età di oltre ottant’anni, Khaled al-Asaad resiste alle sofferenze a cui viene sottoposto e viene giustiziato per decapitazione il 18 agosto del 2015, sulla piazza di fronte al museo che per anni aveva diretto. Sempre nell’agosto del 2015 l’Isis si rende colpevole anche della distruzione di importanti settori del sito archeologico di Palmira tramite esplosivo, quasi in sfregio al loro prigioniero che non ha voluto parlare.

L’archeologo è ricordato con grande affetto sia in Siria che dai suoi collaboratori stranieri e tutto l’ambiente della ricerca archeologica ha riconosciuto in lui un martire della conoscenza e della sua nazione. L’uomo che ha scelto consapevolmente la propria morte in cambio della vita di reperti plurimillenari difficilmente verrà mai dimenticato in Siria e nel mondo.

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